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Turi Messineo: “Black Hole, uno sguardo sull’underground italiano” – intervista

Quello che state leggendo è – finalmente – un nuovo contributo al blog di Epidemic Records. Sono molto contento di riprendere a proporvi dei contenuti, delle riflessioni, delle interviste… Qualcosa che possa incurisirvi, arricchirvi, farvi pensare e intrattenervi.
Ospite di questo post è Turi Messineo, amico che conosco da tempo, incontrato grazie all’hardcore punk. Turi è un personaggio interessante, più di quello che vuole dare a vedere talvolta. Chiacchierare con lui vuol dire vedere il Mondo attraverso gli occhi di un ragazzo che è cresciuto in Sicilia, ha girato il Mondo, spesso grazie alla musica, ha attecchito per brevi periodi in città del Nord Italia e ha avuto a che fare con diversi strati della società controculturale. Tutto questo, mescolato, contaminato, va ad essere la lente attraverso la quale Turi osserva ciò che lo circonda.
Finchè il suo sguardo si è posato, da una certa prospettiva, su quell’insieme di forze, energie, passioni e creatività che prendono il nome quasi indefinibile di “Underground”.
È in quel momento che Turi decide di non limitarsi ad osservare, ma a prendere nota. Nasce così “Black Hole, uno sguardo sull’underground italiano”, un libro (e documentario) che attraverso una finestra offre interessanti spunti di approfondimento sull’underground, talvolta assaporandolo a fondo, talvolta sfiorando la superficie dura e coriacea che a tratti lo contraddistingue, rivelando comunque un nucleo che brucia costantemente, in un vortice spesso fortemente controcorrente a tutto ciò che è mainstream.
Ecco a voi alcune domande che ho posto a Turi, con alcune interessanti risposte. Buona lettura!
Gab // Epidemic Records

Che cos’è in breve Black Hole e qual’è la sua missione?

Ciao Gab, allora prima di tutto io ti ringrazio per avermi coinvolto in questa intervista e per aver dato attenzione al mio progetto oggi, per fortuna e con gran felicità, giunto alla ristampa ad un anno preciso dall’uscita ufficiale. Mesi fa avrei risposto in modo differente e con gran grinta a questa domanda ma adesso, dopo un anno anzi più di ricerca e di scrittura, e dopo aver girato l’Italia veramente in lungo e in largo per descrivere, spiegare, parlare del mio lavoro e incontrare sempre nuove persone, ho raccolto una riflessione differente dal principio.

Black Hole, uno sguardo sull’underground italiano, oltre ad essere un saggio è un contenitore di memorie, di parole e di ricordi, è uno sfogo unico che tende a coinvolgere diversi ambiti e aspetti di un mondo rimasto all’oscuro ma che oggi emerge in modo molto semplice sfruttando ogni tipo di piattaforma e creando attorno a se un bagliore che gli stessi creatori tendono ad allontanare da se stessi quando invece chiedi loro di cosa si tratta effettivamente.

Nato dalla voglia di poter parlare senza paura e senza problemi di un percorso oltre che di una rette fitta di contatti, concetti, elementi musicali artistici e manuali, black hole ha raccolto in se molte interviste rivolte ad alcuni tra i tanti che questi ambienti li hanno vissuti, elementi spesso però che rimangono lontani senza nemmeno accorgersene dal vero fulcro della questione.

E’ uno sguardo perché non sarei mai stato capace di raccontarne ogni aspetto in modo così dettagliato, e non avendone queste capacità vuole piuttosto abbracciarne ogni aspetto e coinvolgere ognuno, senza limiti, senza barriere.

Da dove è nata l’idea di un libro/documentario sull’Underground italiano?

Nasce dalla voglia di raccogliere ciò che la stessa mia vita ha trasmesso al mio essere grazie alle esperienze, agli ascolti, agli incontri che ho avuto la fortuna e la sfortuna di fare in questi lunghi anni.

Nasce a Bologna, dove ho vissuto in un piccolo appartamento insieme con la mia compagna che mi ha particolarmente spinto a eseguire e completare il lavoro intero, sia del libro che del film.

Credi che l’underground italiano sia sostenuto in modo da poter esprimere il proprio reale potenziale oppure in Italia c’è un vuoto di possibilità per quanto riguarda la diffusione e la valorizzazione di ciò che non è mainstream?

In Italia non c’è un vuoto di possibilità, in Italia c’è una scarsa voglia di evidenziare il vero potenziale di ogni cosa fatta o da fare e credo di aver capito anche il perché. Manie di protagonismo.

Quando ero ragazzino e pensavo al punk, vedevo in esso una via d’uscita, crescendo mi sono accorto, abbracciandone alcune parti, penso e spero in modo sufficientemente onesto, che invece non è una via d’uscita ma una via da percorrere sino in fondo. La problematica attuale è il non riconoscere che non sono soltanto i simboli, o i click ad una pagina (parlando in modo moderno), o gli ingressi ad uno show, o le note di un brano a sollevarti da uno scarso livello e trasportarti sulle colonne portanti di questo vasto mondo, ma che sono soprattutto i propri sentimenti e i propri concetti a creare in te una persona, punk o non punk, ma una persona, ed è chiaro che un tipo di musica rispetto ad un’altra possa modellare profili differenti con maggiore o minore forza. Oggi non esiste più una linea di separazione tra underground e mainstream e potremmo star qui a discuterne ore ed ore senza mai giungere a un punto, oggi chi è forte può anche scegliere di spaccare scalando le classifiche con un brano hip hop o con un brano punkrock, credo che l’importante sia mantenere una coscienza, cosa che di questi tempi vedo scarseggiare come d’altronde tanti altri valori che dovrebbero essere impregnati di tutto ciò di cui ho cercato di parlare nel mio libro.

Black Hole attraversa varie sottoculture, tutte accomunate dall’appartenenza a quell’arcipelago indefinito di realtà underground. Che differenze evidenti invece ci sono tra alcune sottoculture da te incontrate nella produzione di Black Hole? Si tratta di mera diversità artistica oppure ci sono grosse differenze nel modo in cui si sono sviluppate?

Ci sono delle differenze notevoli soprattutto nel linguaggio, credo che il linguaggio sia una delle fondamentali differenze tra i vari mondi di cui l’underground si riempie. Esiste però un fil conduttore, quello penso sia l’attitudine, qualcosa che in altri mondi non trovi così forte e quando una volta mi dissero ‘troppo facile rispondere così’ ero credo a Pavia se non sbaglio, mi sono sentito di rispondere in questo modo: la tua è collera, invidia o ignoranza? Perché con attitudine si riesce a star bene in ogni ambiente ed è proprio questo il lato distintivo di un mondo rimasto per troppo tempo, purtroppo all’oscuro.

Non capisco ancora quale sia la paura di non venire allo scoperto in modo vero, senza paura…è una domanda che mi faccio spesso.

Con quale criterio hai selezionato le persone da intervistare? C’è qualcuno che avresti voluto intervistare ma che non sei riuscito ad includere nel tuo lavoro?

Ci sono tante persone che avrei voluto intervistare, tante che mi hanno risposto malamente e non voglio far nomi. Non esiste un criterio, ho tentato di estrapolare direttamente dal mio sguardo e dalle mie esperienze e conoscenze le persone che avevo incontrato negli anni poi ovviamente mi sono lasciato consigliare sul chi inserire da chi ne sapeva anche più di me, come è successo per Dee Mo che non avevo mai conosciuto prima di allora.

Cosa ti aspetti dall’uscita di Black Hole? Credi che ci sia la possibilità per l’Underground di ottenere tramite esso una certa visibilità anche al di fuori della propria comunità oppure è un lavoro indirizzato maggiormente al pubblico “interno”?

Per fortuna, il lavoro è arrivato soprattutto ad un pubblico esterno, di questo vado fiero.

Quali sono state le menzioni e reazioni più inaspettate fino ad ora? So che hai avuto modo di parlarne anche su Radio Rai, per esempio. Come sta reagendo il mondo “mainstream” a questa tua indagine sull’Underground?

Il mondo mainstream è rimasto colpito dal progetto. Ho avuto modo, senza nessun tipo di aiuto di raggiungere anche livelli mediamente alti del mondo della comunicazione e ne sono rimasto contento perché ogni volta ho ricevuto apprezzamenti. Ecco vedi, la cosa è assurda e stento a credere che possa essere così ma gli apprezzamenti maggiori di un lavoro che non voleva ripeto insegnare niente, perché non sono ne un maestro ne un professore ne un dittatore, ma voleva solo raccontare e parlare, dicevo gli apprezzamenti maggiori li ho ricevuti dall’estero e non dall’interno dove ho trovato troppo spesso gran finzioni, pacche sulle spalle e talvolta anche brutte umiliazioni senza se e senza ma.

Parliamo invece un po’ di te. Sei sempre stato impegnato in varie band. Al momento, cosa stai combinando in questo ambito?

Sto scrivendo attualmente un nuovo romanzo che potrebbe non far parte delle storie underground che hanno riempito la mia vita, ma che in qualche modo invece passa di nuovo anche da li. Sto suonando la batteria con gli Onoda, una punk rock band ormai quasi totalmente incentrata sull’aerea territoriale della costiera romagnola e credimi, mi diverto un sacco. Anche li, tentiamo di andare un po’ d’ovunque, soldi non ne vediamo manco con il binocolo e si fa fatica, una fatica immane ma si rimane noi stessi e ci si diverte, questo si. Quando un giorno la gente comincerà a capire che anche questa è fatica e comincerà a ripagarti per ciò che meriti le cose allora cambieranno, molti dicono ‘ ma il punk questa cosa non la dovrà mai raggiungere!’ io rispondo: corbellerie! Perché i punk, quelli puri, i più pure, anche loro oggi campano con gran soldi facendo delle cose che loro pensano siano punk ma che in realtà sono dei lavori ripagati per quel che devono, ne più ne meno.

Sto suonando con una nuova rock band in città a Palermo, la mia città, i MulberrySt. e tenteremo di far strada in tutti i modi sperando di riuscire, mai dire mai.

Sto lavorando come direttore artistico in un piccolo punkrock bar, si chiama Roxanne Bar e dopo due anni devo dire con loro si è riusciti a portare giù in Sicilia davvero buona parte delle band della nostra ‘scena’, chiamiamola ancora così, e sono molto contento di questo, lo siamo tutti in città.

Sono sempre impegnato con il mio festival estivo, il The Island’s Revenge Festival che porto avanti ormai da sette anni e che vedrà quest’anno varie band sul palco, nomi come: Anti You, Cayman The Animal, Teenage Bubblegums…

Sto per pubblicare insieme con un amico, un nuovo format web, un breve talk show che prenderà spunto dal progetto Black Hole, infatti si chiamerà Black Hole Late Show ma che vorrà essere più spedito, divertente, ironico, intransigente e pungente.

Poi faccio tutta una serie di altre stronzate e prendo tanti aerei ogni mese.

Quanto è contata la tua esperienza musicale di questi anni nella creazione dei rapporti che ti hanno portato a creare Black Hole?

Parecchio, totalmente. Se non avessi fatto tutte le esperienze che ho fatto non avrei svolgere questo lavoro, enorme e stancante, si, sono stanco.

Stai già lavorando ad un nuovo progetto. Ti andrebbe di dirci qualcosa a riguardo?

Come ti dicevo è un lavoro totalmente differente, non voglio dire altro per non annoiarvi.

Hai campo libero per dire ciò che vuoi a chi ti sta leggendo. Vai!

Quando dite di essere punk o militanti o rapper di spessore socio politico, state confermando di non esserlo. Avete addosso cumuli di etichette che se pur minime fanno tutte capo ad aziende che muovono capitali monetari, siete coperti di tatuaggi inchiostrati con colori industriali e pagati fior di danari. Mi insegnate poi che non è questo l’essere punk e non è l’essere tutto ciò che dite di essere.
Quando dite di essere punk, siate prima di tutto punk dentro voi stessi, allora verrà più facile aprir bocca per tirare fuori concetti e poi, anche proclami.

INFO:
http://www.blackholeunderground.it/
Turi Messineo: https://www.facebook.com/turimessineo/

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