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Turi Messineo: “Black Hole, uno sguardo sull’underground italiano” – intervista

Quello che state leggendo è – finalmente – un nuovo contributo al blog di Epidemic Records. Sono molto contento di riprendere a proporvi dei contenuti, delle riflessioni, delle interviste… Qualcosa che possa incurisirvi, arricchirvi, farvi pensare e intrattenervi.
Ospite di questo post è Turi Messineo, amico che conosco da tempo, incontrato grazie all’hardcore punk. Turi è un personaggio interessante, più di quello che vuole dare a vedere talvolta. Chiacchierare con lui vuol dire vedere il Mondo attraverso gli occhi di un ragazzo che è cresciuto in Sicilia, ha girato il Mondo, spesso grazie alla musica, ha attecchito per brevi periodi in città del Nord Italia e ha avuto a che fare con diversi strati della società controculturale. Tutto questo, mescolato, contaminato, va ad essere la lente attraverso la quale Turi osserva ciò che lo circonda.
Finchè il suo sguardo si è posato, da una certa prospettiva, su quell’insieme di forze, energie, passioni e creatività che prendono il nome quasi indefinibile di “Underground”.
È in quel momento che Turi decide di non limitarsi ad osservare, ma a prendere nota. Nasce così “Black Hole, uno sguardo sull’underground italiano”, un libro (e documentario) che attraverso una finestra offre interessanti spunti di approfondimento sull’underground, talvolta assaporandolo a fondo, talvolta sfiorando la superficie dura e coriacea che a tratti lo contraddistingue, rivelando comunque un nucleo che brucia costantemente, in un vortice spesso fortemente controcorrente a tutto ciò che è mainstream.
Ecco a voi alcune domande che ho posto a Turi, con alcune interessanti risposte. Buona lettura!
Gab // Epidemic Records

Che cos’è in breve Black Hole e qual’è la sua missione?

Ciao Gab, allora prima di tutto io ti ringrazio per avermi coinvolto in questa intervista e per aver dato attenzione al mio progetto oggi, per fortuna e con gran felicità, giunto alla ristampa ad un anno preciso dall’uscita ufficiale. Mesi fa avrei risposto in modo differente e con gran grinta a questa domanda ma adesso, dopo un anno anzi più di ricerca e di scrittura, e dopo aver girato l’Italia veramente in lungo e in largo per descrivere, spiegare, parlare del mio lavoro e incontrare sempre nuove persone, ho raccolto una riflessione differente dal principio.

Black Hole, uno sguardo sull’underground italiano, oltre ad essere un saggio è un contenitore di memorie, di parole e di ricordi, è uno sfogo unico che tende a coinvolgere diversi ambiti e aspetti di un mondo rimasto all’oscuro ma che oggi emerge in modo molto semplice sfruttando ogni tipo di piattaforma e creando attorno a se un bagliore che gli stessi creatori tendono ad allontanare da se stessi quando invece chiedi loro di cosa si tratta effettivamente.

Nato dalla voglia di poter parlare senza paura e senza problemi di un percorso oltre che di una rette fitta di contatti, concetti, elementi musicali artistici e manuali, black hole ha raccolto in se molte interviste rivolte ad alcuni tra i tanti che questi ambienti li hanno vissuti, elementi spesso però che rimangono lontani senza nemmeno accorgersene dal vero fulcro della questione.

E’ uno sguardo perché non sarei mai stato capace di raccontarne ogni aspetto in modo così dettagliato, e non avendone queste capacità vuole piuttosto abbracciarne ogni aspetto e coinvolgere ognuno, senza limiti, senza barriere.

Da dove è nata l’idea di un libro/documentario sull’Underground italiano?

Nasce dalla voglia di raccogliere ciò che la stessa mia vita ha trasmesso al mio essere grazie alle esperienze, agli ascolti, agli incontri che ho avuto la fortuna e la sfortuna di fare in questi lunghi anni.

Nasce a Bologna, dove ho vissuto in un piccolo appartamento insieme con la mia compagna che mi ha particolarmente spinto a eseguire e completare il lavoro intero, sia del libro che del film.

Credi che l’underground italiano sia sostenuto in modo da poter esprimere il proprio reale potenziale oppure in Italia c’è un vuoto di possibilità per quanto riguarda la diffusione e la valorizzazione di ciò che non è mainstream?

In Italia non c’è un vuoto di possibilità, in Italia c’è una scarsa voglia di evidenziare il vero potenziale di ogni cosa fatta o da fare e credo di aver capito anche il perché. Manie di protagonismo.

Quando ero ragazzino e pensavo al punk, vedevo in esso una via d’uscita, crescendo mi sono accorto, abbracciandone alcune parti, penso e spero in modo sufficientemente onesto, che invece non è una via d’uscita ma una via da percorrere sino in fondo. La problematica attuale è il non riconoscere che non sono soltanto i simboli, o i click ad una pagina (parlando in modo moderno), o gli ingressi ad uno show, o le note di un brano a sollevarti da uno scarso livello e trasportarti sulle colonne portanti di questo vasto mondo, ma che sono soprattutto i propri sentimenti e i propri concetti a creare in te una persona, punk o non punk, ma una persona, ed è chiaro che un tipo di musica rispetto ad un’altra possa modellare profili differenti con maggiore o minore forza. Oggi non esiste più una linea di separazione tra underground e mainstream e potremmo star qui a discuterne ore ed ore senza mai giungere a un punto, oggi chi è forte può anche scegliere di spaccare scalando le classifiche con un brano hip hop o con un brano punkrock, credo che l’importante sia mantenere una coscienza, cosa che di questi tempi vedo scarseggiare come d’altronde tanti altri valori che dovrebbero essere impregnati di tutto ciò di cui ho cercato di parlare nel mio libro.

Black Hole attraversa varie sottoculture, tutte accomunate dall’appartenenza a quell’arcipelago indefinito di realtà underground. Che differenze evidenti invece ci sono tra alcune sottoculture da te incontrate nella produzione di Black Hole? Si tratta di mera diversità artistica oppure ci sono grosse differenze nel modo in cui si sono sviluppate?

Ci sono delle differenze notevoli soprattutto nel linguaggio, credo che il linguaggio sia una delle fondamentali differenze tra i vari mondi di cui l’underground si riempie. Esiste però un fil conduttore, quello penso sia l’attitudine, qualcosa che in altri mondi non trovi così forte e quando una volta mi dissero ‘troppo facile rispondere così’ ero credo a Pavia se non sbaglio, mi sono sentito di rispondere in questo modo: la tua è collera, invidia o ignoranza? Perché con attitudine si riesce a star bene in ogni ambiente ed è proprio questo il lato distintivo di un mondo rimasto per troppo tempo, purtroppo all’oscuro.

Non capisco ancora quale sia la paura di non venire allo scoperto in modo vero, senza paura…è una domanda che mi faccio spesso.

Con quale criterio hai selezionato le persone da intervistare? C’è qualcuno che avresti voluto intervistare ma che non sei riuscito ad includere nel tuo lavoro?

Ci sono tante persone che avrei voluto intervistare, tante che mi hanno risposto malamente e non voglio far nomi. Non esiste un criterio, ho tentato di estrapolare direttamente dal mio sguardo e dalle mie esperienze e conoscenze le persone che avevo incontrato negli anni poi ovviamente mi sono lasciato consigliare sul chi inserire da chi ne sapeva anche più di me, come è successo per Dee Mo che non avevo mai conosciuto prima di allora.

Cosa ti aspetti dall’uscita di Black Hole? Credi che ci sia la possibilità per l’Underground di ottenere tramite esso una certa visibilità anche al di fuori della propria comunità oppure è un lavoro indirizzato maggiormente al pubblico “interno”?

Per fortuna, il lavoro è arrivato soprattutto ad un pubblico esterno, di questo vado fiero.

Quali sono state le menzioni e reazioni più inaspettate fino ad ora? So che hai avuto modo di parlarne anche su Radio Rai, per esempio. Come sta reagendo il mondo “mainstream” a questa tua indagine sull’Underground?

Il mondo mainstream è rimasto colpito dal progetto. Ho avuto modo, senza nessun tipo di aiuto di raggiungere anche livelli mediamente alti del mondo della comunicazione e ne sono rimasto contento perché ogni volta ho ricevuto apprezzamenti. Ecco vedi, la cosa è assurda e stento a credere che possa essere così ma gli apprezzamenti maggiori di un lavoro che non voleva ripeto insegnare niente, perché non sono ne un maestro ne un professore ne un dittatore, ma voleva solo raccontare e parlare, dicevo gli apprezzamenti maggiori li ho ricevuti dall’estero e non dall’interno dove ho trovato troppo spesso gran finzioni, pacche sulle spalle e talvolta anche brutte umiliazioni senza se e senza ma.

Parliamo invece un po’ di te. Sei sempre stato impegnato in varie band. Al momento, cosa stai combinando in questo ambito?

Sto scrivendo attualmente un nuovo romanzo che potrebbe non far parte delle storie underground che hanno riempito la mia vita, ma che in qualche modo invece passa di nuovo anche da li. Sto suonando la batteria con gli Onoda, una punk rock band ormai quasi totalmente incentrata sull’aerea territoriale della costiera romagnola e credimi, mi diverto un sacco. Anche li, tentiamo di andare un po’ d’ovunque, soldi non ne vediamo manco con il binocolo e si fa fatica, una fatica immane ma si rimane noi stessi e ci si diverte, questo si. Quando un giorno la gente comincerà a capire che anche questa è fatica e comincerà a ripagarti per ciò che meriti le cose allora cambieranno, molti dicono ‘ ma il punk questa cosa non la dovrà mai raggiungere!’ io rispondo: corbellerie! Perché i punk, quelli puri, i più pure, anche loro oggi campano con gran soldi facendo delle cose che loro pensano siano punk ma che in realtà sono dei lavori ripagati per quel che devono, ne più ne meno.

Sto suonando con una nuova rock band in città a Palermo, la mia città, i MulberrySt. e tenteremo di far strada in tutti i modi sperando di riuscire, mai dire mai.

Sto lavorando come direttore artistico in un piccolo punkrock bar, si chiama Roxanne Bar e dopo due anni devo dire con loro si è riusciti a portare giù in Sicilia davvero buona parte delle band della nostra ‘scena’, chiamiamola ancora così, e sono molto contento di questo, lo siamo tutti in città.

Sono sempre impegnato con il mio festival estivo, il The Island’s Revenge Festival che porto avanti ormai da sette anni e che vedrà quest’anno varie band sul palco, nomi come: Anti You, Cayman The Animal, Teenage Bubblegums…

Sto per pubblicare insieme con un amico, un nuovo format web, un breve talk show che prenderà spunto dal progetto Black Hole, infatti si chiamerà Black Hole Late Show ma che vorrà essere più spedito, divertente, ironico, intransigente e pungente.

Poi faccio tutta una serie di altre stronzate e prendo tanti aerei ogni mese.

Quanto è contata la tua esperienza musicale di questi anni nella creazione dei rapporti che ti hanno portato a creare Black Hole?

Parecchio, totalmente. Se non avessi fatto tutte le esperienze che ho fatto non avrei svolgere questo lavoro, enorme e stancante, si, sono stanco.

Stai già lavorando ad un nuovo progetto. Ti andrebbe di dirci qualcosa a riguardo?

Come ti dicevo è un lavoro totalmente differente, non voglio dire altro per non annoiarvi.

Hai campo libero per dire ciò che vuoi a chi ti sta leggendo. Vai!

Quando dite di essere punk o militanti o rapper di spessore socio politico, state confermando di non esserlo. Avete addosso cumuli di etichette che se pur minime fanno tutte capo ad aziende che muovono capitali monetari, siete coperti di tatuaggi inchiostrati con colori industriali e pagati fior di danari. Mi insegnate poi che non è questo l’essere punk e non è l’essere tutto ciò che dite di essere.
Quando dite di essere punk, siate prima di tutto punk dentro voi stessi, allora verrà più facile aprir bocca per tirare fuori concetti e poi, anche proclami.

INFO:
http://www.blackholeunderground.it/
Turi Messineo: https://www.facebook.com/turimessineo/

Mirco Desolei (Eat You Alive, Double Me, Here And Now! Records) – Intervista: Padova, l’hardcore, il DIY e tanto altro

Non saprei dire da quanti anni conosco Mirco (noto ai più come Mirchetto), so solo che sono parecchi.
Si è sempre sbattutto alla grande e penso che ci sia molto da imparare. Per questo ho deciso di intervistarlo, per vedere cosa avesse da dire sull’hardcore, sulla sua città (Padova), sul DIY, sui suoi progetti (canta negli Eat You Alive e nei Double Me e gestisce Here And Now! Records, organizzando spesso anche bei concerti). Sentiamo cosa ha da dirci.

  • Antisexy, Eat You Alive, Double Me. Here and Now Records. Mille concerti organizzati a Padova e dintorni. Presentarti così è comunque riduttivo. Chi è Mirco Desolei, dentro e fuori l’hardcore?

Ciao Gab! Innanzitutto volevo ringraziarti un sacco per l’intervista. Ammetto che sono stato sorpreso e allo stesso tempo felice della proposta. E’ sempre un buon metodo per fare quattro chiacchiere tra amici!

Per quanto riguarda la domanda è difficile dare un’immagine di se ma proviamoci, cercherò di essere succinto. All’interno dell’hardcore sono semplicemente uno con poche capacità musicali che per forza di cose si è ritrovato a cantare, cercando di proporre, per quanto difficile sia all’interno del genere, dare un’impronta personale ai vari gruppi, fortunatamente ho sempre trovato splendide persone con cui farlo. Per i concerti e l’etichetta è stata quasi una necessità cercare di dare il mio piccolo supporto a gruppi e amici che avevano l’esigenza di suonare e portare avanti messaggi nei quali molte volte mi rispecchio. E’ stato tutto abbastanza naturale.

Al di fuori sono una persona come tante, con i vari problemi che la vita ti mette di fronte, amante della pizza fino all’ossessione, alla ricerca di un lavoro “decente”, poche amicizie ma buone e serate passate a giocare a briscola o risiko hehehe o a leggere quasi tutto quello che mi passa per mano.

  • Cosa ti spinge a continuare ad impegnarti nei mille progetti che porti avanti e a dare il tuo contributo come organizzatore di concerti?

Per quanto riguarda i concerti devo dire che ultimamente ho un po’ ridefinito gli impegni. Dopo un periodo roseo, denso di date e pubblico, ho notato come molti ad un certo punto preferivano stare al bar piuttosto che vedersi band che si smazzano anche centinaia di km per suonare da noi, quindi ho preso una piccola pausa tranne casi eccezionali; diciamo che ero deluso ma sono cose che capitano negli anni. Here And Now! records, Eat You Alive e Double Me (i miei gruppi attivi) mi danno la possibilità di conoscere gente da cui si continua ad imparare e con la quale si possono condividere esperienze. Lo trovo molto più interessante che giocare a calcio o fare le solite chiacchiere da bar, ma ad ognuno il suo. Probabilmente come si parlava con amici poco tempo fa, ci ritroveremo tra 10 anni ancora noi vecchietti a concerti con la distro a vedere i giovani che si spaccano le ossa sotto il palco.

 

  • Quali sono le conquiste che ti hanno dato più soddisfazioni in questi anni? Qualche concerto in particolare? Qualche disco in particolare?

Beh, ammetto che di soddisfazioni me ne sono tolte parecchie. Per quanto riguarda i concerti organizzati, nel caso assieme al mio amico Sonny, penso i due più belli siano stati quelli dei Coke Bust e dei Citizen Patrol / Clearview per l’affluenza, non pensavamo andasse così bene. Comunque qualsiasi concerto è stata un’esperienza positiva.

Parlando dei gruppi, oltre ai concerti in Italia, è stato bellissimo riuscire a fare dei tour all’estero, organizzandoci con le nostre forze, senza essere per forza un gruppo sotto chissà quale etichetta altisonante. E’ stupendo vedere come con un po’ di impegno si riesca ancora ad andare a suonare quasi ovunque senza scendere a compromessi con l’industria discografica.
Dischi? Sono affezionato a tutti quelli che ho fatto uscire per svariati motivi. Gli ultimi due in senso cronologico ora mi stanno ancora dando notevoli soddisfazioni, ovvero Storm{o} e Crop Circles, hanno pubblicato due album semplicemente incredibili, oltre ad essere splendide persone.

  • Cosa c’è di buono e cosa c’è di meno buono a Padova al momento per quanto riguarda l’hardcore? Cosa vorresti vedere crescere e cosa suggeriresti per far sì che ciò avvenga?

Padova è una città molto viva da un certo punto di vista. Nascono (e muoiono purtroppo) molti gruppi in continuazione, molti si inventano spazi dove organizzare concerti come il proprio giardino di casa, seminterrati, bar dei cinesi… La gente è abbastanza amichevole, se può da una mano volentieri, ai concerti in molti casi ci si trova praticamente a casa, c’è sempre qualcuno che viene per farti una battuta o chiederti come vanno le cose. Purtroppo ci sono pochi spazi e puntualmente si devono declinare proposte per concerti vari. Manca anche un ricambio generazionale per quanto riguarda l’organizzazione di serate. Ci sono dei ragazzi che ora si stanno muovendo e spero altri si rimbocchino le maniche. Una cosa che non ho mai capito è come mai se vado a concerti fuori Padova trovo puntualmente dei padovani che pur di vedere qualcosa si fanno ore di strada, ma in molti casi non capita mai il contrario. Non è una critica ma una semplice osservazione. Forse siamo brutti, ma non siamo cattivi, credetemi!!

  • E’ inevitabile ammettere che anche l’hardcore è un genere soggetto alle mode. E’ una cosa del tutto negativa oppure è un dato di fatto del quale prendere atto?

 

Le mode ci sono sempre state e sempre ci saranno. Ho visto gente tatuarsi frasi a caso per poi non vederli più ai concerti ma darsi all’indie. Magari aspettare prima di fare certe stronzate no? Comunque per quanto reputi una cosa totalmente inutile seguire una moda e non cercare di coltivare le proprie passioni, alla fine qualcuno tramite questa si avvicina sinceramente al genere e ai contenuti, in questo caso allora posso anche chiudere un occhio hahahaha

  • A mio avviso in questo momento in particolare, salvo alcune eccezioni, sia in voga un certo tipo di hardcore con poco carattere, poca umanità, ma tanti decibel fini a se stessi. Non intendo dire che per forza di cose l’hardcore debba avere testi politicizzati, anzi, spesso questa radicalità imposta (o forse impostata) si traduce in pochezza di comunicazione e slogan ritriti che entrano in un orecchio ed escono dall’altro. Però qualcosa dopo un concerto deve rimanerti; un disco qualcosa deve darti. O sbaglio? Sono un ingenuo sognatore?

La vedo nello stesso modo in effetti. Purtroppo fa figo dire frasi scontate che ci sorbiamo da decenni. Per quanto siano anche temi importanti a volte vengono svuotati e perdono il senso intrinseco. In molti casi si cerca di essere come gli altri si aspettano dobbiamo essere piuttosto che esprimerci in maniera “sincera”. Internet ha fatto scoprire a molti questa cultura ma l’ha anche denaturalizzata per certi versi. Ben venga la possibilità di far sentire a migliaia di persone il proprio gruppo o di far girare i dischi, ma l’hardcore dovrebbe essere prima di tutto un momento di socialità e scambio di opinioni, un modo per portare avanti idee e concretizzarle. Molti si son dimenticati di questo e l’hardcore come dicevi è diventato uno slogan ma per fortuna c’è chi lo porta avanti ancora con passione ed un certo criterio.

  • Hardcore, politica, DIY. E’ possibile coniugare le tre cose pur mantenendo un livello di qualità dei dischi e dei concerti alto? Oppure la qualità è una prerogativa del mainstream e fare le cose in prima persona, secondo una visione “politica” del proprio coinvolgimento diretto, corrisponde inevitabilmente ad un risultato più approssimativo?

L’hardcore in molti casi è una presa di posizione, di conseguenza è politica. Non credo che le cose si possano scindere. Almeno per quanto mi riguarda. DIY è anch’esso in un certo senso politica, di conseguenza le tre cose vanno a braccetto ed è la forma più genuina possibile per fare le cose.

In molti casi il DIY è stato associato al dover fare le cose fatte male ma non sono d’accordo. Per farti un esempio ora come ora molte persone hanno uno studio di registrazione a casa e possono registrare le band con una qualità superiore a qualche anno fa, ad un prezzo accessibile a tutti senza svenarsi. Quindi no, il mainstream ha molte più possibilità, ma l’underground si può difendere in maniera più che dignitosa.

 

  • Quali sono i dischi usciti in Italia che ti hanno colpito di più recentemente?

Tralasciando le uscite della mia etichetta (sarei ovviamente di parte) e dischi stranieri direi Ghost dei Left In Ruins, dove sono riusciti a fare un disco davvero interessante ma più di tutti sicuramente Un Pezzo Alla Volta dei xPUSx, semplicemente meraviglioso. Dalle scelte stilistiche ai testi. Non cambierei nulla di quello che hanno fatto, non ti stanchi mai di ascoltarlo.

  • Nonostante alcuni pregevoli esempi, In Italia c’è secondo me carenza di etichette che si danno da fare per andare oltre alle coproduzioni da 25 euro, che vedono poi una manciata di dischi dati in mano a chi poi non ha nemmeno l’interesse a promuovere l’uscita o la band e che li scambia per la propria collezione privata o per qualche birretta ai concerti. Here And Now Records nel corso degli anni è invece cresciuta, senza raggiungere dimensioni colossali, ma comunque ritagliandosi il proprio spazio e contribuendo in maniera consistente all’uscita di vari dischi anche di un certo calibro (cita qualche titolo per i nostri lettori e lettrici!). Hai mai pensato di rendere Here And Now Records la parte principale della tua vita?

Purtroppo si, ci sono poche etichette che producono o coproducono in maniera “decente”. Purtroppo qualcuno non ha abbastanza soldi per farlo, non è da far loro una colpa ma sperare piuttosto che negli anni abbiano più possibilità; poi c’è chi lo fa solo per impegnare del tempo. Nell’ultimo caso forse non hanno capito che promuoversi come etichetta DIY non vuol dire fare le cose alla cazzo ma dubito che lo impareranno mai. Ci sono però etichette che spaziano tra i generi che risultano molto interessanti come Gusto Rana, Grindpromotion, Epidemic, Annoying [aggiungo la fondamentale Shove Records, ndEpidemic] per citarne alcune. Certo, se guardiamo ad etichette tedesche per esempio siamo distanti anni luce ma questi si stanno ritagliando un loro spazio più che meritato.
Con Here And Now! ho dato una mano a gruppi come i già citati Crop Circles, Storm{o} ma anche Common Enemy, Fuser, Carlos Dunga, Lyon Estates, Congegno, Attrito, My Own Voice, Deep Throat, A Fora De Arrastu, xKatexMoshx, per citarne alcuni, oltre ai miei gruppi per ovvie ragioni.
A dire il vero ci ho pensato più volte a far diventare HAN! la parte principale della mia vita ma non sono mai stato un grande commerciante per quanto riguarda la musica, ho sempre prodotto a gusto personale o per ragioni di amicizia con le band, non riesco a pensare al fatto se il gruppo venderà 1 o 1000 copie quindi credo che la cosa più verosimile sarà continuare con questo modus operandi e cercare di fare uscire dischi a mio avviso degni di nota, magari meno ma con una partecipazione più importante.

  • Cosa bolle in pentola per Here And Now Records? Se non sbaglio è appena uscito il nuovo disco degli Storm{o}. Qualche commento a caldo? Qualche anticipazione?

Entro giugno credo riuscirò a far uscire il prossimo split Common Enemy / Eat You Alive, Double Me / Lifes (gruppo americano che si sta ritagliando uno spazio considerevole nei live di oltre oceano), il disco dei Cioran e uno split tra Jack e Bömbatölcsér. Sono 4 produzioni che mi impegneranno abbastanza vista la mancanza di pecunia di questo periodo. Subito dopo ci sarà uno split Double Me / xHANSOLOx, gruppo powerviolence di Milano molto interessante e grandi persone. Mi stanno arrivando proposte in continuazione ma purtroppo non posso fare altro. Sto valutando con attenzione delle uscite che mi fanno venire l’acquolina ma per ora è meglio non dire nulla, non vorrei portarmi sfortuna da solo (cosa che capita spesso hahaha).

Gli Storm{o} stanno avendo critiche molto positive da siti in italiani ma anche europei e americani quindi non posso che essere felice di averli aiutati, anche se a dire il vero era ovvio che avessero certi risultati visto il gran lavoro che hanno prodotto.

 

  • A te il microfono per dire quello che vuoi. Da parte nostra non ci sarà rappresaglia. Al massimo qualche lettore o lettrice verrà a cercarti a Padova!

Rinnovo i miei ringraziamenti a te Gab e spero ci si veda prestissimo! E’ sempre un piacere.
Non dirò nulla di troppo offensivo, tanto faccio sempre cazziatoni alla gente quando li vedo di persona hahahaha.
Quindi supportate il DIY (in maniera decente ovviamente).
Un abbraccio!

INFO:

Double Me
www.facebook.com/doublemepv
http://doublemechinaski.bandcamp.com/

Eat You Alive
www.facebook.com/pages/Eat-You-Alive/136274436450834
http://eatyoualive.bandcamp.com/


Here And Now! Records

stillburns_pdhc(at)hotmail.com
www.facebook.com/HereAndNowRecords
http://hereandnowrecs.wordpress.com/

Podcast della puntata dedicata ad Epidemic Records su “SporcoDentro” – Radiocroda.com

E’ disponibile online il podcast della puntata numero 5 (05.02.2014) di “SporcoDentro”, trasmissione della webradio Radiocroda.com dedicata all’hardcore e ai suoi molteplici aspetti.

Condotta dall’amico di vecchia data Valva (già bassista nei Lamantide), la trasmissione ha dedicato uno speciale ad Epidemic Records.

Si parla di cose serie e si ride e scherza, come è giusto che sia.

Qui potete ascoltare la puntata in streaming:

SPORCODENTRO #005 – Sporcodentro meets Gab 2014/02/05 by Sporcodentro – Radiocroda.Com on Mixcloud

Per supportare Radiocroda.com e SporcoDentro ecco i link:

www.radiocroda.com
https://www.facebook.com/sporcodentro.radiocroda

Buon ascolto!

KALASHNIKOV COLLECTIVE: più che una band – intervista – [italian only]

I Kalashnikov (o meglio, Kalashnikov Collective) sono più che una band e negli anni l’hanno saputo dimostrare al meglio. Una realtà creativa, vivace e al di fuori di molti schemi. Intervistarli è stato un piacere: leggere risposte così sincere e che hanno il sapore di una coscienza conquistata e forgiata negli anni mi ha fatto apprezzare ancora di più la genuinità di questa band… che è più che una band!
I loro discorsi valgono per tutti, dai punk più trasandati ai kids più modaioli: tutti dovrebbero fermarsi, leggere e riflettere. Perchè da alcune persone c’è proprio tanto da imparare, che si possa condividere o meno la visione che propongono.

Poche chiacchiere. Ecco a voi una bella intervista: Kalashnikov Collective, romantic punx da Milano!

 

 

1) Kalashnikov Collective: un collettivo quindi, non una band. E’ una provocazione oppure c’è del vero in questo? Cosa c’è di diverso nel rapporto tra i vari membri del gruppo? E verso la musica in generale?

Collettivo significa “persone che stanno insieme per un fine comune”. Il termine band, o gruppo, invece indica “persone che stanno insieme per suonare”, ciascuna identificata nel suo strumento o nel suo ruolo predefinito. Troviamo che la parola collettivo sia più libera e, perciò, maggiormente adatta a descrivere quello che facciamo, dove sono importanti le idee, non tanto l’affermazione narcisistica della persona. Nessuno di noi si identifica particolarmente con lo strumento che suona, come farebbe un qualsiasi “professionista”: piuttosto ciascuno aiuta gli altri portando avanti un pezzo del progetto Kalashnikov, che utilizza la musica, scrittura, immagini e il nostro stesso modo di essere per veicolare idee libertarie. Nessuna facile provocazione, quindi! Infine ci sembrava giusto per ripensare anche ciò che si da per scontato, come il fatto che se suoni assieme ad altre persone devi per forza definirti come una “band”. Questo termine ricorda il “divismo”, l’idolatria nei confronti del musicista promossa dal music-business ufficiale, con relativo codazzo di “fans” consumatori da ammansire affinché continuino ad acquistare. Tutto questo non ci appartiene, per cui…ebbene sì, siamo un collettivo!

2) Suonate una musica molto personale, una ricetta tutta vostra che potrebbe essere quasi identificata come visionaria. Da dove deriva questa ecletticità? E’ tutta farina del vostro sacco oppure anche voi come tutti avete delle band di riferimento?

Quando abbiamo iniziato con i Kalashnikov (alcuni secoli fa) eravamo volevamo semplicemente suonare la musica che ci sarebbe piaciuto ascoltare. Può sembrare un po’ pretenzioso, ma alla fine è così. Siamo cresciuti ascoltando punk: il nostro immaginario, la nostra etica, la nostra ispirazione è sempre stata legata a quel mondo; però non ci siamo mai identificati in quell’immagine machista e ginnica dell’h.c. che andava di moda negli anni ’90 (anni nei quali siamo cresciuti), quell’intransigenza sonora, quell’essere per forza “a muso duro”, il fatto di dover suonare a tutti i costi veloci, rumorosi, cinici… né ci piaceva l’attitudine cazzonara di tante band punk-rock dell’epoca. Tutti, bene o male, avevano come riferimento gli Stati uniti, quella sottocultura da cui venivano fuori i Green day, i Nofx e tutti i gruppi più o meno “divertenti” degli anni ’90. Noi invece amavamo i Wretched, i Discharge, gli Anti-cimex, gli Aus Rotten, i Nausea, il crust giapponese, tutto il vecchio anarco-punk inglese del giro Crass… quell’immaginario, quella urgenza, quel modo di intendere il punk, molto politico e con radici profondamente e fieramente DIY… Però amavamo anche musicisti che non avevano a che fare con il punk e che avevano scritto belle canzoni con testi poetici, che potevano essere inni contro il sistema, contro un certo modo di vivere e affrontare il mondo, che raccontavano storie in grado di emozionare, far piangere, far gioire… Con i Kalashnikov volevamo trovare una specie di via in mezzo a tutto questo: essere punk (non potevamo essere nient’altro, direi!), ma in un modo nostro che unisse la poesia e la politica, l’amore e l’anarchia, il significato e la musica, in maniera organica, senza dover per forza essere o incazzati o melensi. Un po’ come quello che hanno fatto alcuni gruppi punk originali, che hanno cercato di andare aldilà degli schemi punk/hc (mi vengono in mente i Chumbawamba, ma anche altri gruppi inglesi di cui si conosce poco del periodo successivo agli esordi punk, come Anti-Nowhere League, Blitz, Chron Gen, Uk Subs, Angelic Upstarts … che negli anni ’80 inoltrati incisero dischi davvero belli e strani, che non suonavano più classicamente punk rock), oppure musicisti come Robert Wyatt, Peter Gabriel (in Inghilterra), il Banco del Mutuo Soccorso, gli Area (in Italia), che tra gli anni settanta e gli ottanta non hanno mai rinunciato a scrivere musica “politica” e creativa pur nel contesto del music businnes e secondo le formule pop, seguendo una strada tracciata da loro e da nessun altro.

Da tutto questo è nata quella definizione un po’ contraddittoria e provocatoria di “romantic punk”. Non c’è niente di apparentemente romantico nel punk, ma siamo tutti umani, viviamo tutti di passioni, emozioni, sentimenti più complessi dell’odio e della rabbia… quindi perché negarlo? Nella nostra prima cassetta si leggeva: “Perché essere punk se puoi essere te stesso?”, una frase che colpì molto chi la leggeva, anche se oggi non la userei più, perché mi sembra un po’ trita e facile da fraintendere… il suo significato era semplicemente: basta omologarsi ai soliti modelli! Anche se si tratta di modelli “alternativi”, come il punk, che tra l’altro, in quegli anni (fine ‘90), era diventato un genere musicale di massa e non rappresentava più un bel niente di realmente alternativo. Autodeterminazione!

A livello strettamente musicale, ci siamo sempre sentiti liberi di fare quello che ci piaceva, senza pensare al fatto che una cosa o l’altra non fosse adatta per il “genere”. L’importante era scrivere belle canzoni e realizzare le idee che avevamo in testa, aldilà del riff, degli arrangiamenti o delle scelte di suono. Fin dall’inizio dei Kalashnikov ascoltavamo generi musicali che non c’entravano nulla col punk, dal rock psichedelico degli anni ‘60 (Doors in particolare) al rock progressivo di gruppi come King Crimson, Camel, Genesis, dall’ambient dei musicisti kraut-rock come Popol Vuh, Tangerine Dream e Klaus Schulze alla musica etnica e tradizionale, in particolare quella russa, che all’inizio dei Kalashnikov ci influenzò molto. Il nome “Kalashnikov” è nato proprio per dire: la nostra ispirazione non arriva da ovest (gli USA), ma da est! Una specie di scelta di campo da tempi della Guerra Fredda! C’è stato un periodo in cui ascoltavamo tantissima musica tradizionale russa, eravamo andati anche ad un terribile concerto del corpo di canto dell’Armata Rossa… il pubblico era composto da settantenni, ma ci divertimmo un sacco, era bellissimo sentire quelle melodie, quei brani che conoscevamo a memoria suonati dal vivo, anche se si trattava di qualcosa di molto simile ad un’orchestra di liscio… Questo per farti capire che musicalmente siamo sempre stati molto eclettici e non ci siamo mai preoccupati che una cosa appartenesse ad un genere piuttosto che ad un altro. L’etica punk ci ha insegnato che spesso le cose importanti stanno dietro all’apparenza “musicale”, ovvero nell’attitudine, nell’approccio, nel significato, in quello che trasmetti e comunichi.

3) Siete un gruppo composto da persone che prestano molta attenzione alla politica. Come vedete l’etichetta, spesso abusata, di “gruppo politico” che viene data a band punk e hardcore? Pensate che sia riduttivo, limitante e vincolante oppure c’è del buono in questa definizione?

C’è un certo fraintendimento sulla parola “politica” e sul concetto di “band politica”… Noi la vediamo in questi termini: ci sono gruppi che fanno veri e propri proclami politici, altri invece che – come noi  – parlano di altre cose nelle proprie canzoni però poi risultano ugualmente un gruppo “politico”. Perché? Perché la politica, al nostro livello, è una questione di scelte di vita, di etica, di rapporti umani, di tensioni, non di tessere, ideologie, di proclami… La politica nella sua accezione parolaia e sloganistica non ci piace: quello che ci interessa è la vita, nella quale le scelte “politiche” vengono messe in pratica, dove diventano azione, rapporti sociali, quotidianità. Ognuno di noi, nel collettivo, ha le proprie convinzioni politiche ed etiche, partecipa al movimento in maniera differente, mentre con il gruppo quello che ci interessa fare di “politico” è portare avanti l’idea di un certo modo di fare le cose, di vivere in mezzo alla gente. Non vogliamo essere un gruppo anarchico, autonomo, eco radicale, vegano… cioè legato a determinato “bandiere”…  non vogliamo essere catalogati sotto un’etichetta ideologica; quelle cose (vegano, anarchico etcetc…) ciascuno di noi sceglie di esserle nella vita e di comportarsi di conseguenza, e tutti noi cerchiamo di portare le nostre scelte tra le persone che frequentiamo, nei posti dove andiamo. Siamo percepiti come gruppo politico perché noi siamo persone che danno importanza a certi valori, a certe idee, e tutti lo sanno, lo capiscono da quello che facciamo e da come lo facciamo. Che poi cantiamo storie d’amore o di “fottere il sistema”, poco importa. Il punk non è nato dai proclami politici: è nato come prassi rivoluzionaria, almeno per quanto riguarda l’organizzazione sociale, le gerarchie, l’arte, il mercato. E’ stato un movimento nato anche dal disgusto delle nuove generazioni per la politica fatta nelle sedi di partito, nei libri e nei comizi, e che ha proposto/rivalutato una “via politica” al fare (musica, concerti, ma anche altro) che bastasse a se stessa, un modo di vivere con le persone e il mondo che ti circonda, un sistema alternativo di valori estetici, un modo pratico per rifiutare le regole del mercato capitalista e della società dei consumi… Questa è la base. Poi vengono i testi politici, poi vengono le prese di posizione, le rivendicazioni di appartenenza, gli slogan etcetc… ma prima di tutto il punk è un modo di fare e di vivere con gli altri nel quotidiano, che si rispecchia nella gestione del tuo gruppo e della tua musica. Senza questo aspetto non c’è il punk, c’è solo un genere musicale come tanti altri.

4) Recentemente avete pubblicato un ironico (ma comunque realistico) manualetto di istruzioni per chi volesse invitarvi a suonare (doverosa la lettura: https://www.facebook.com/permalink.php?story_fbid=10151706763877717&id=76292207716 ). Era ora che qualcuno dicesse certe cose, che possono sembrare ovvie a chi usa un minimo di criterio nel far le cose, ma che per molti ancora suona come assurdo. Che risposta ha avuto questo breve testo? Pensate che ci sia il modo di cambiare le cose per quanto riguarda l’organizzazione di eventi che richiedono l’apporto musicale/artistico di band per cause legate all’attivismo politico?

Noi siamo molto conosciuti nel giro per la nostra disponibilità a supportare gli spazi occupati e a sostenere i benefit per i compagni e le compagne che si trovano in difficoltà;  cosa che facciamo sempre con spirito di solidarietà e complicità; il che tradotto, significa che non chiediamo mai un tot di soldi né abbiamo particolari pretese quando andiamo in giro a suonare. In oltre dieci anni di attività di situazioni scassate ne abbiamo vissute parecchie, ma questo non ci ha fatto certo cambiare idea sulle scelte etiche che abbiamo fatto e facciamo tutt’ora.

Ci piace però anche essere onesti con noi e con gli altri, e siamo anche persone spiritose che amano farsi due risate, anche di fronte alla più disagevole delle situazioni e alla disorganizzazione più clamorosa. Diciamo che siamo abbastanza di bocca buona: abbiamo dormito in furgone in pieno inverno, sul palco dopo il concerto, in un fienile invaso dai topi, in posti senz’acqua e senza elettricità, in case pericolanti, in mezzo alla merda di cane, in letti invasi dalle formiche, con il sole in faccia, la musica a palla per tutta la notte, con la gente che scopava sul materasso di fianco, in un orto abusivo, in posti in cui non ci stavamo nemmeno sdraiati, in sette in un camper, in una tenda in mezzo al bosco con due gradi sottozero, mangiato riso da un catino, bevuto acqua piovana, tornati a casa alle cinque del mattino in mezzo a bufere di neve, banchi di nebbia impenetrabili, dopo centinaia di chilometri di veglia… insomma, hai capito.

Però è anche vero che per evitare situazioni disagevoli e garantire ai gruppi un minimo di confort basterebbe un piccolo sforzo d’attenzione in più. Niente di che. E’ questo che volevamo dire con quella specie di vademecum.

Per quanto riguarda nello specifico i benefit, sintetizzerei tutto dicendo che a volte i benefit si trasformano in malefit, per i gruppi che ci suonano (che non prendono un centesimo per il rimborso), per gli organizzatori (che ci smenano pure loro dei soldi). Ovvero: spesso sarebbe meglio che i gruppi (anziché prendere il furgone, regalare soldi alla società autostrade, agli autogrill, ai benzinai, sparandosi un mare di chilometri) facessero una bella e sana colletta tra loro, spedendo i soldi da casa direttamente al destinatario del benefit. Suonare benefit davanti a dieci persone e tirar su 30 euro da devolvere alla causa è simpatico, e tutto sommato ci fa sempre piacere, ma a volte qualche domanda te la fai. E’ un discorso molto razionale, e per questo un po’ grigio, lo so, però se è la causa ad essere importante, allora è giusto che le energie vengano convogliate in essa, e non che la causa diventi un mero pretesto per organizzare un concerto a costo zero.

In fondo, ciò che bisogna fare per migliorare, come dici, “l’organizzazione di eventi” sta proprio nella tua frase: ovvero nell’organizzazione! E’ banale, ma è il primo (e forse anche l’ultimo?) passo: sbattersi, organizzare al meglio e curare ogni aspetto con la medesima passione, con senso di realtà e senso pratico! Almeno questo. Poi le cose possono sempre andar male comunque, ma almeno quello che è in tuo potere l’avrai fatto!

La risposta che ha avuto il nostro post? Beh, grandissima solidarietà da parte dei “musicisti” come noi… e nessun riscontro da parte del resto del mondo!

5) Se non sbaglio portate avanti anche una distro. Cosa distribuite? E sempre se non sbaglio, mi sembra di aver capito che la distro funziona ad offerta libera. Qual’è la risposta del pubblico a questo tipo di iniziativa?

Sì, abbiamo una distro di materiali (dischi, libri, ‘zines, magliette e toppe…) legati al circuito DIY o anarchico-libertario. Cercando una coerenza con questo tipo di idee, abbiamo pensato di rifiutare la logica della “vendita”, dove i ruoli e le gerarchie sono rigidamente definite, per rifarci a qualcosa di più simile al “baratto”. Così è nata questa idea del “prezzo libero” che, dobbiamo dire, è stata davvero azzeccata perché spiazza e spinge a porsi delle domande. Quando qualcuno si avvicina al banchetto e ci chiede “Quanto costa?”, si sente rispondere: “Quello che pensi che valga”. In una società dove il valore delle cose è sempre suggerito da un cartellino del prezzo, fermarsi a soppesare la reale utilità degli oggetti, significa superare il concetto di “merce”, dove le cose invece servono per quanti euro ci possono far guadagnare o spendere. Inoltre, è divertente vedere quanto le persone a volte si trovino spiazzate da questa insolita domanda: in effetti, per quanto sia ovvia, nessuno ce la rivolge mai! Questo espediente ribalta la gerarchia di potere tra chi vende e chi compra, dando a quest’ultimo la completa facoltà di decidere, ponendosi di fronte all’interrogativo etico se approfittarsi o meno di questo inaspettato vantaggio. E’ una pratica che mette in gioco concetti come sincerità, solidarietà e complicità tra chi compra e chi vende: in fin dei conti, prendere qualcosa dalla nostra distro significa supportare le nostre attività, essere in qualche modo parte del nostro collettivo. In definitiva, è un nuovo modo di intendere lo scambio di cose, valorizzando le idee e la sostanza, non più il profitto e il tornaconto personale. Immagino che molti si chiederanno se la cosa possa funzionare e sia, per così dire, “sostenibile” per chi la pratica. Beh, noi la pratichiamo da qualche anno ormai…Se funziona? Provate voi stessi!

6) Avete avuto modo di suonare anche all’estero, in Paesi come la Germania e la Grecia, due realtà che in questo momento storico sono forse quasi due esempi antitetici nell’analisi della situazione socio-economica europea. Come avete percepito le rispettive comunità punk? E che risposta ha avuto la vostra musica? Quali sono le cose che vi sono piaciute e che vorreste importare in Italia?

Germania e Grecia, ovvio, sono molto diverse, ma le scene di entrambi i paesi rappresentano realtà molto belle per quanto riguarda il punk e il DIY. La Germania, per noi, rappresenta un sano equilibrio tra musica e attivismo, tra buona organizzazione, diciamo,  “tecnica e logistica” e un contesto nel quale si respira un interesse per tutto ciò che sta dietro all’etica DIY e ha a che fare con la politica. Un altro aspetto che amo della Germania: ai tedeschi interessa poco chi sei, come ti vesti, qual’è la tua provenienza o quanti amici hai su facebook: ai tedeschi interessa la sostanza, la musica, quello che fai e quello che dici. E’ un fatto molto importante, che determina il fatto che non si creino tante divisioni tra generi e ambienti, come accade da noi.

Certo, la Germania è un paese relativamente ricco e con un welfare solido: questo potrebbe far pensare che lì sia tutto più semplice; può far sospettare che la musica e l’attivismo politico se lo possano permettere in particolare quelle persone che vivono una certa stabilità di vita… in questo senso si inserisce il discorso sulla Grecia, che è forse una delle realtà più vitali che abbiamo mai visto nel contesto punk DIY. Lì la situazione economica la si conosce tutti, ed è tangibile una volta che si mette piede da quelle parti. Fatto sta che la cosiddetta crisi non ha minimamente scalfito l’entusiasmo e l’attivismo della comunità punk greca. Anzi, forse lo ha addirittura rafforzato. Noi siamo stati a suonare in Grecia tre volte, la prima nel 2007, quindi precedentemente alla “crisi”, e abbiamo visto crescere l’entusiasmo in questi anni. Lo scorso marzo, nell’attuale situazione socio-economica del paese, abbiamo suonato all’università occupata di Atene, davanti a più di mille persone: situazioni e numeri impensabili per la nostra (e non solo) scena punk. Oltre alla passione e alla voglia di partecipare, trai greci c’è l’idea che la politica sia un fatto che coinvolge tutti: tutti si sentono “politicizzati”, costretti a prendere una posizione sulla realtà che li circonda. Questo forse è un po’ paragonabile a quello che succedeva anche in Italia negli anni ’70: partecipazione, attivismo e politica erano aspetti del quotidiano.

Per quanto riguarda la nostra musica, direi che fortunatamente ha sempre un buon riscontro all’estero. Dal vivo facciamo i pezzi più ballabili, perché pensiamo che la musica punk sia fatta anche per questo, oltre a far pensare, deve essere una festa da condividere con le persone che hai davanti, intorno. In paesi come Germania e Grecia, come già detto, ci si fanno molte meno menate per quanto riguarda i generi musicali, la discendenza artistica di chi suona e gli aspetti estetici della questione. Questo è fondamentale, e vorremmo che fosse così anche in Italia (dove, purtroppo, è l’esatto opposto!).

7) Sul vostro blog si legge un trafiletto, intitolato “Coerenza”. (sulla colonna di destra, http://www.kalashnikov-collective.blogspot.it/). Vi scontrate spesso con questo genere di critiche? Siete sempre così positivi oppure delle volte vi chiedete “ma chi ce l’ha fatto fare?”, se non “ma perchè devono rompere le palle proprio a me?”

Fortunatamente, nel giro punk accade molto di rado, fuori molto più spesso. Il problema è che le persone hanno paura delle scelte radicali, delle prese di posizione nette, delle scelte controcorrente, perché mettono in discussione quel sistema di ovvietà che fanno andare avanti il mondo, permettendo loro di stare con il culo al caldo fregandosene dei problemi che stanno intorno. La massa tende al ribasso e sta bene nel suo brodo di mediocrità. Se metti in discussioni le sicurezze delle persone, nella maggior parte dei casi riceverai diffidenza e, nei casi peggiori, disprezzo. Il disappunto di tanta gente nasce dal fatto che gli rovini la tranquillità, gli ricordi che esiste una cosa che si chiama coscienza e che loro hanno seppellito tanto tempo fa… Però il problema non è nostro, sta fuori, per cui non ce ne preoccupiamo troppo…

8) Quanto è importante la musica nella nuova società che le varie correnti rivoluzionarie vogliono creare? E’ una proporzione giusta oppure secondo voi l’arte viene considerata poco nella costruzione di un mondo migliore?

La musica è poesia, letteratura, immaginazione… E’ una forma di comunicazione, un linguaggio molto potente. Però spetta ai musicisti utilizzarlo al meglio. E farlo funzionare! Ogni forma di espressione può cadere nell’insignificanza, nel mutismo, farsi sommergere dal frastuono di quello che sta intorno se diventa un gesto gratuito, narcisistico o dettato dalla noia. L’arte dovrebbe emozionare o far pensare per poter “funzionare”, per parlare ad un interlocutore; se non fa niente di tutto questo, purtroppo, scivola nell’indifferenza e resta mero intrattenimento. Che non c’è niente di male in sé, a patto che non si abbiano troppe ambizioni… perché così ci si abitua a sottovalutare la forza e il ruolo sociale dell’arte ed in particolare della musica: oggi ci si è abituati a pensare alla musica come ad un oggetto di consumo, una forma di intrattenimento che non deve prendersi troppe responsabilità, un gesto narcisistico, l’accessorio di un determinato look…

Comunque la musica, come tutte le espressioni “artistiche”, non cambia il mondo (purtroppo), ma può cambiare le persone alle quali spetta il compito di cambiare il mondo! E in particolare, pensiamo che l’arte cambi prima di tutto le persone che la praticano, che la fanno. E per arte non intendiamo qualcosa che appartiene ad una élite o qualcosa che necessita di particolari conoscenze o abilità per essere praticata, ma una cose per tutti. Una società che invitasse le persone ad essere artisti e a praticare liberamente l’arte sarebbe l’anticamera di un mondo migliore…

9) Per concludere, una domanda terra-terra: cosa bolle in pentola per i Kalashnikov? Cosa vi piacerebbe fare?

Semplicemente….continuare a fare quello che già facciamo! Ovvero: suonare viaggiando in giro per il mondo, registrare musica, portare avanti progetti nell’ambito degli spazi occupati, autogestendoci e intessendo relazioni di amicizia autentiche con chi pensa che, nel mondo, le cose non vadano esattamente per il verso giusto. Cosa ci può essere di meglio?

 

Info:

 

NO OMEGA: exclusive interview on tour – [english only]

NO OMEGA is currently on a long European Tour. They recently released a new album called “Shame” and played several shows all over Europe as well as a US tour.

They are now coming to Italy for six shows. Here’s an interview with them!

No Omega has been touring quite a lot. Is there anything different from the first experiences and the latest tours you’ve been on?

Well, a lot changes on many different levels. But I think the biggest differences are how we’ve grown as a live band from playing so many shows, and also how people have come to known about us of course. Playing some shows in front of around 100 kids who are going crazy, singing along, stage diving and all that. It doesn’t happen that often, but it does happen.

Another difference is how the first few tours were these huge adventures. Everything was new, exciting and it was even a bit scary. We try to keep that excitement by visiting new countries every tour, go some place new. Sitting in a van for about six hours everyday is not as exciting as it was before though, haha. But you get used to it.

You played Italy in 2011, so it was about time to come back. Six shows are quite a lot when bands on tour usually try to get no more than two or three in this Country. Is this a choice? Is it about trying to catch the attention of the italian audience or it’s just a mere tour-routing fact?

Yeah we really felt it was time to come back. Like I mentioned, we try to go to new places, new cities we’ve never been. We never really decided to do six shows, but yeah, we planned and hoped that it would be possible to do like a week in Italy. The reasons for this is that, since we haven’t been to Italy for two years and we don’t know when we’ll be back, we might as well do it properly, you know. Having a week also keeps the lengths of the drives to a minimum, which is nice. Also we’re so extremely tired of the Scandinavian winters, the cold north, that we really want to try and stay as south as possible for as long as possible, haha.

What do you expect from these italian shows?

Oh, we never expect that much from people. I mean it’s a lot more fun to play music in front of people who really likes our music and appreciates what we’re doing as a band, but we live for playing music and travelling. We hope to see at least a few stage dives and maybe a few sing-alongs. We really expect to see a few new places! We really look forward to sightseeing in Firenze and Bologna.

You have been recently to the US for a tour. How was it? What are the main differences between Europe and the US for a hardcore band on tour?

The US tour was great. It was awesome to have the opportunity to visit a different continent – different weather climate as well as a different social climate. Except for their extreme love of arms, militarism, capitalism and Christianity (which can sometimes be a bit scary) I think Americans are one of the most nicest and social people I’ve met. That was also one of the biggest differences between touring Europe and the US, besides how you’re treated in other aspects – mostly you don’t get any food, money or sleeping places at the shows, which sucks – but people are so nice and just randomly comes up and talk to you, especially after the shows. Almost every night, after we’d played, someone would come up to us just to shake our hands and speak to us. I guess this could be because of how they don’t get that many international bands playing there, but still, this was really nice. I can discuss the difference about Europe and the US for a really long time. There are definitely differences, both better and worse things about touring the US, but in summary: we really wanna go back there, if we ever get the opportunity.

Sweden has a pretty active hardcore scene. There are quite a lot bands from there that get to play high quality hardcore punk and tour quite a lot. How is this possible, in your opinion?

It’s pretty active, but mostly extremely divided unfortunately. There are a few bands, but compared to like American bands, I wouldn’t really agree. But I mean yeah, Sweden has always been a pretty big music exporter, which feels kind of weird since it’s such a small country. I don’t know why this is. In Stockholm for example we’ve had quite a solid hardcore scene since 2007-2008. In 2009, me and a handful of people started a booking organization called Stockholm Straight Edge and we started putting up drug free shows. In 2010, we had a growing local scene with a lot of bands popping up. We were able to have shows with only local bands, which was cool. Lately we’ve had a lot of bands going on hiatus and some not being as active as before. But I think with Stockholm Straight Edge it’s still a pretty solid thing. We do shows with a lot of different kinds of alternative music. We try to keep the growing numbers of tough guy, macho-hardcore bands to a minimum and do a lot of screamo, grind and post-hardcore shows.

One thing you just have to accept is that hardcore is subject to trends, right now you either wear Nikes and listen to tough-guy and old-school hardcore, or you dress in skinny jeans and listen to More Than Life and bands like these. We, No Omega, we just try to be kids, stay true to playing the music we love, to DIY, veganism, anti-homophobia, anti-sexism, anti-fascism (and straight edge). Hoping that there will come a time again when people will be more open to different kinds of music, where people will care more about these meaningful and important ideas that used to be the most important things and not what clothes to wear, or that you listen to the “right” kind of bands.

What’s the weirdest experience that you happened to live on tour with No Omega?

OK, we’ve been discussing this for a couple of days now… and I think we finally concluded that what happened in Marseille on the Europe tour of winter 2011 with Full Of Hell was the weirdest experience for us so far.

It starts with when we arrive at the venue; it’s a pretty run-down punk bar. Not a lot happens except for a bunch of sketchy people running around at the place, until this girl shows up (she’s apparently the promoter). She’s just all over us the whole evening and says strange things to us all the time… she takes pretty good care of us, but when serving us food she’s asking us things like “how can you survive on a vegan diet? How can you survive when you’re just eating vegetables!?” She goes on like this the whole evening.

The show itself is kind of lame and there’s just a bunch of drunken punks there. No one seems to really care about either us or Full Of Hell. After the show we just wanna go to sleep and the girl is pretty annoyed that we don’t want to stay at the bar and party, but finally she agrees to take us to where we are sleeping.

The sleeping place weren’t that far away from the venue, and it was also actually upstairs of a small info-book shop (more like a loft, the way that you could stand on the top floor and look down into the book shop), which was actually pretty cool. Some of us stay there, at the book shop, while like two guys from Full Of Hell and Kristoffer (our driver) go to park the van on some nearby street. Us, in the book shop, we’re all also thinking like “finally we have some peace, getting free of that girl” (since she was giving us such a hard time).

A few minutes later, the two guys from Full Of Hell and Kristoffer comes kind of running back into the book shop, and it turns out that Dylan, the singer from Full Of Hell, had told the girl to “shut the hell up”, because she was like screaming at Kristoffer that he was parking the van all the wrong ways. She had just gotten completely quiet when Dylan told her, and sort of left – probably gone back to the bar. So, now we’re all like “shit, what’s gonna happen now? She’s probably not very happy about this”.

About three o’clock in the morning, we all wake up from the girl and some friends of her arriving at the book shop. They start putting on this terrible, loud techno music, I think, and apparently, doing cocaine and maybe some other drugs, while we’re sleeping upstairs, as like a revenge for Dylan telling her to shut up. What the fuck!? We were a bit worried about what was to follow, but they actually never came upstairs. I finally managed to go back to sleep, but we were super eager to get the hell out of there in the morning! We haven’t had any contact with this promoter since.

Let’s talk about “Shame”, your latest release (Throatruiner Records). What’s the difference between this album and the previous “Metropolis”?

We sat down after the summer tour we did in 2012 and talked about the new record, what we wanted to achieve. It was obvious that it would be something different from “Metropolis”. We felt that with the EP, we had really created something special, the way we mixed hardcore and metal. But with “Metropolis” we just felt that we had emphasized on the hardcore part of our sound a bit too much. We love experimenting way too much for that. Some of us had also just fallen so much in love with blast beats, that we knew that that was something we wanted more of on our new record. So we wanted less d-beat parts and more metal and blast beats on the new record. We kept experimenting with song structures (like we’ve done on the previous releases). We feel that we’ve been able to develop our own sound more on “Shame” than on “Metropolis”. This also goes for the amount of time we had for song writing, the writing for “Metropolis” were a bit more stressed and we really struggled just before the pre-production to have enough songs. But for “Shame” we had an abundance of songs and we had the possibility of even picking out which songs we wanted to go on the record. We also actually planned to have enough songs to release a split 7” later this year. This didn’t work out eventually, but we ended up with a bonus track for the album plus a b-side and a single version of “Below”.

What’s the plan for No Omega when back from this tour? Anything planned?

The plan is to try and recover from the latest line-up changes we’ve had. Losing your vocalist is a pretty big thing, but we’ve decided to continue without him. So once we decide on the new line-up we’re gonna start jamming and writing a new EP. Since we’ve played a show almost every third day this year, we really look forward just start playing music for ourselves in our rehearsal room and try to further develop or sound. It’s gonna be nice to write an EP and not another full-length as well, since there is a lot more stress and work that goes into trying to make sure that the songs on a full-length work together. We hope to put as much work into this new EP like we did with “Shame”, but this time just really focus on that the songs reach their full potential. We hope to record some time in April and possibly do a tour around May. So we’re definitely taking some time off.

Thanks for replying, see you on tour in Italy from December 6th to December 11th!

Info:
http://noomega.bandcamp.com/
https://www.facebook.com/noomega

Italian shows:
6 Dicembre – Milano, ZAM
7 Dicembre – Ancona, Glue Lab
8 Dicembre – Vigodarzere (PD), Seven Live
9 Dicembre – Bologna, Freakout Club w/ Brutal Truth
10 Dicembre – Prato, No Cage
11 Dicembre – Modena, La Tenda

Info italian shows:
www.indiebox.org
www.epidemicrecords.net

MIXTAPE: Marcella Spaggiari (End Of A Season): i miei dischi fondamentali.

Marcella Spaggiari, emiliana d’origine, frequenta la scena hardcore dal 1993 circa.

Marcella ha cantato negli Egotismo, è stata basso e voce in Killerkaoalagrindcore , voce in No Somos Nada.

Ha stretto collaborazioni con Antisgammo, Los Vaticanos e Society Of Jesus e di recente è diventata componente stabile degli End Of A Season, dove canta.

Dal 2007 è attiva con una DIY label (The Fucking Clinica) ed ogni tanto organizza qualche concerto.

Ecco quali sono i dischi fondamentali per lei nella scena internazionale e nella scena italiana del presente e del passato!

 

Scena Internazionale:

Born against http://www.youtube.com/watch?v=RqieMxgWLxo
Man is the bastard (all) “Thoughtless” http://www.youtube.com/watch?v=dgIJEhKcO4U
Man is the bastard / the locust http://www.youtube.com/watch?v=dM-GLdqtQ68
Rorschach (all) “Protestant” http://www.youtube.com/watch?v=Dyprzmd3rVw
Infest “Slave” http://www.youtube.com/watch?v=LbSVwqj_gog
Acme 7″ http://www.youtube.com/watch?v=q7iYxYFd_jU
Swing kids/Spanakorzo 10″ http://www.youtube.com/watch?v=i1H1VJpn3OA
Struggle http://www.youtube.com/watch?v=jzYfV8LBNWI
Spazz (all) “La revancha” http://www.youtube.com/watch?v=7tFXj9L5rvo
Suppression/Cripple bastards 10″ http://www.youtube.com/watch?v=DFOVAnLAA_U
Neanderthal 7″ http://www.youtube.com/watch?v=gkiQS1_VpjY
Charles bronson discography http://www.youtube.com/watch?v=nEQD2Utliis
Crossed out 7″ http://www.youtube.com/watch?v=BuPqcxCf-D0
Assuck “Anticapital/ Blindspot” http://www.youtube.com/watch?v=-pcmYNrCs24
Unbroken “Life, love, regret” http://www.youtube.com/watch?v=V8nAM4hCyv0
Napalm death “Scum” http://www.youtube.com/watch?v=hs_9Lx8F6Sw
Neurosis “Throught silver in blood” http://www.youtube.com/watch?v=b_B8ITIhiBk&list=PL6A2F5F2CDB77542E
Brutal truth “Sounds of the animal kingdom”  http://www.youtube.com/watch?v=ZznyqxYLo8s&list=PL67A249ACC2466B2D
Floor “Self titled” http://www.youtube.com/watch?v=yH5yH03Tlp4&list=ALBTKoXRg38BDOad17GzIRAvczeF8wl90z
Cursed “I” http://www.youtube.com/watch?v=Rgdfyr3xe4U
Cavity 7″/ “Supercollider” http://www.youtube.com/watch?v=m_FrU6UF-dU
Noothgrush/ Corrupted http://www.youtube.com/watch?v=uGwesHLStWw
Noothgrush “Erode the person” http://www.youtube.com/watch?v=2OeQhwneJys
Grief “Come to grief” http://www.youtube.com/watch?v=8QWnS2tf1oA
Sunno/boris http://www.youtube.com/watch?v=QXdsiHtrROA
Boris/Tomsk 7 7″ http://www.youtube.com/watch?v=4t-5JWzx4ZU
Eye hate god “In the name of suffering” http://www.youtube.com/watch?v=Sqku7Nb3z88
Soilent green http://www.youtube.com/watch?v=Gf4HV72iJPs
His hero is gone (all) http://www.youtube.com/watch?v=YdGE8fFtmwc
Los crudos discography http://www.youtube.com/watch?v=UCrcoGtQDtQ
Dystopia (all) http://www.youtube.com/watch?v=d1g1ZOzJc78
Minor threat “Out of step” http://www.youtube.com/watch?v=XpFAWNWYa6s
Nasum “Inhale, exhale” http://www.youtube.com/watch?v=HtucQjYa7Mc
Agoraphobic nosebleed (all) http://www.youtube.com/watch?v=oMoRrk95H5M
Converge (all) http://www.youtube.com/watch?v=52g3E3oEnzI
Karp “self titled” http://www.youtube.com/watch?v=aJbbfQO4JeY
Catharsis “Samsara” http://www.youtube.com/watch?v=_gS4gfQR7x8
Iron monkey “Our problem” http://www.youtube.com/watch?v=Drf3YtdcpEk
Slayer “South of heaven” http://www.youtube.com/watch?v=NbGqPRFyHtg
Sleep “Dopesmoker” http://www.youtube.com/watch?v=kJhRNnG65ps
Bongzilla “Gataway” http://www.youtube.com/watch?v=EZlmw7_oLq0
Botch “We Are The Romans” http://www.youtube.com/watch?v=brqZ6jZiOFE
Botch “American Nervoso” http://www.youtube.com/watch?v=qICKa4p1Ic8&list=PLSaxtZAdX1iekeL6rHTHwJR6VDSB0BIoH

Band italiane presenti e passate:

Comrades (all)
Grievance/ Soar 7″
Concrete (all)
Los vaticanos (all)
Mindless collision/With Love 7″
By all means “Fino a qui tutto bene”
Society of jesus/Substance, “Dei miracle” 7″/ inediti
Fucking blood cdr
Notorius 7″/ “La danza dei nervi”
Inferno/Ovo/Psychofagist split
Germanotta youth (all)
Lili refrain (all)
Atoll (grande sorpresa/scoperta da Perugia con furore)
Dead elephant (all)
Fuoco Fatuo/Black temple below
Si non sedes is (all)
Strage
Hierophant
Grime demo/ “Deteriorate”
Ooze demo
Tons “musinee”
Tons/lento split
Holy (all)
A flower kollapsed 10″

Info:

https://www.facebook.com/endofaseason

LEFT IN RUINS: Intervista sul nuovo disco in arrivo – [italian only]

Pochi giorni fa abbiamo annunciato l’uscita del nuovo disco dei trentini LEFT IN RUINS per Epidemic Records, Per Koro Records e Ruins Records.

Il nuovo disco “Ghost” è stato anticipato online da un singolo esplicativo del suono che i Left In Ruins propongono in questo nuovo lavoro.

Ma c’è molto di più da scoprire su questo disco, che già si prefigura essere una potenziale chicca per gli appassionati del genere; ed è per questo che abbiamo deciso di scambiare due parole con Olly, cantante della band.

1) “Ghost” è il vostro secondo lavoro ufficiale, dopo un 7″ uscito nel 2011 che è stato parecchio apprezzato. Cosa c’è di uguale e cosa di diverso?

Ciao Gab(bo), grazie di tutto l’aiuto che ci stai dando (ti ricompenserò con un sacco di abbracci, eheh). Allora “Ghost” è il terzo disco dei LIR, il 7″ di cui parli (Breathless Restless Hopeless) è dell’autunno 2012 e nel 2011 avevamo registrato una sorta di demo/ep uscito prima su cd-r (super diy)e poi su tapes. Beh i LIR di “Ghost” sono dei punx che vorrebbero essere nati negli anni ’50 per potersi vivere tutta la storia del rock che conta. Apparte le cazzate, credo che “Ghost” sia il giusto mezzo tra la musica veloce che amiamo tanto e la musica meno veloce che amiamo tanto allo stesso modo. Quindi mid-tempo a manetta, riffoni di chitarra che solo Piff sa creare e suonare, urla e gesti. Suoniamo quello che ci piace e ci piace un sacco.

2) L’attività live dei Left In Ruins è stata parecchio intensa in questi primi anni di vita. Pensate che sia fondamentale suonare il più possibile per farsi conoscere? Cos’altro serve per farsi un nome tra gli appassionati di hardcore punk?

Si in questi ultimi due anni abbiamo suonato parecchio. Ci siamo sbattuti alla grande per poter fare quello che ci piace di più: passare giornate interminabili in van, scaricare, montare, caricare, dormire poche ore, ripartire, ma sopratutto conoscere nuovi amici/che, visitare nuovi luoghi, vivere avventure di ogni tipo, fare grandi party e suonare quei 20 minuti scarsi. Ora rispondo alle tue domande…Suonare in giro è fondamentale per farsi conoscere, ma sopratutto per stare bene mentalmente e vivere una vita che sia una vita. Per farsi un nome o conosci le persone giuste o ti sbatti alla grande (e tu ne sai qualcosa, mio caro Gab). E’ brutto da dire ma anche nel giro hardcore punk conta molto l’immagine, la popolarità dei membri del gruppo, i contatti con la gente che conta e ste minchiate qui. Poi per fortuna anche la qualità della musica e i messaggi che una band porta avanti hanno ancora un peso. In ogni caso lunga vita agli sbattimenti!!

3) Avete mirato sempre più all’estero che all’Italia. Come mai questa scelta? Cosa vorreste trovare in Italia che invece trovate con più facilità all’estero?

Semplice, gente che sia veramente presa bene dalla musica che suoniamo e più in generale gente che supporti la musica.

4) “Ghost”, a detta vostra, parla del crescere in una società di ombre che inseguono falsi sogni. Parla della mancanza di immaginazione e passione, parla della noia, parla della vita”. Come si esprime tutto questo nel disco e come vorreste vedere cambiare questo mondo, magari nel piccolo della comunità hardcore, che a mio avviso non risulta immune a questa apatia generale e grigiore?

Beh “Ghost” parla della noia e della monotonia. Parla di fantasmi che vivono o cercano di vivere le vite di altri. Parla di illusi e illusioni. Parla di indifferenza. Parla della nostra generazione, quella del “non ho bisogno di pensare perchè c’è chi pensa per me, non ho bisogno di fare perchè ci sono altri che fanno per me”. Non so se sia una fase della vita, se sto diventando vecchio o che, ma tutto quello che vedo intorno mi sembra di averlo già visto, quello che sento già sentito. Copia della copia della copia della copia della copia,ecc. E sì, l’hardcore non ne è immune, anzi. Tutti quanti con le stesse scarpe, maglie, toppe, taglio di capelli, piercing e tatuaggi. Stessi suoni, stesse mosse, stessi testi. Sia chiaro la mia è una presa di coscienza, non sono meglio di nessuno e faccio parte di questa routine; ma senza presa di coscienza non può esistere alcun tipo di cambiamento. Non so bene cosa ci sia da cambiare (probabilmente troppo) e quanto sia fattibile cambiare. E sinceramente mi sento impotente di fronte a tutta la tristezza che ci circonda, ma le scelte che facciamo ogni giorno possono regalare qualche sorriso a noi e ad altre persone/animali/esseri viventi. In ogni caso credo che quello che più conta è stare bene con se stessi e fare ciò che ci si sente di fare senza crearsi troppi muri attorno. Quindi scavalcare la noia e vivere.

5) Quali sono le band che più influenzano il suono dei Left In Ruins su questo nuovo disco?

Nirvana. Poi vabbè ognuno si ascolta e si fa influenzare da quello che vuole.

6) Dove sperate che vi accompagnerà questo nuovo disco? Avete dei progetti in cantiere?

Speriamo ci porti in giro a suonare. Nuovi continenti, nuove culture, nuove lingue, ma anche stesso continente, stesse culture, stesse lingue. Vedremo cosa succederà nel 2014. Per ora pensiamo alle date che abbiamo in Novembre/Dicembre (su facebook/blog le trovate).

7) Ora che fate parte della famiglia Epidemic Records, date un vostro parere in poche parole sugli ultimi dischi usciti… con sincerità, non ci saranno rappresaglie!

Painted Wolves – S/T 12″ + Unholy 7″

The Smashrooms – Wildfire LP

Raindance – Sold Souls 7″

Plague Mass – Union Of Egoists – LP

Allora, parlo sempre per me, l’Lp dei Painted Wolves non l’ho ancora ascoltato, ma il 7″ mi piace parecchio. “Wildfire” della tua banda è un salto di qualità rispetto ai vecchi 7″ e mi piace molto la svolta più melodica. “Sold Souls” non me lo ricordo bene, ma i Raindance dal vivo c’hanno un tiro della madonna, anche se sono un po troppo complicati per i miei gusti (gli Outrage mi piacevano di più). Plague Mass spettacolo sia dal vivo che su disco.

8) Il vostro disco nuovo “Ghost” uscirà su vinile. Come si presenterà?

“Ghost” uscirà su vinile 12″ one-sided. I dettagli li scopriremo più avanti

9) Chi volesse farvi suonare in Italia, come può fare per contattarvi?

Chi vuole farci suonare (sia in Italia che all’estero) basta che ci scriva una mail a leftinruinshc@gmail.com, oppure boh ci scriva su facebook, ci telefoni, ci mandi un piccione viaggiatore o un messaggero a cavallo. Vedete voi insomma.

Contatti:

https://www.facebook.com/leftinruins

http://leftinruinspunk.bandcamp.com/

ANCHOR: interview with Mattias about new album “Distance & Devotion” – [english only]

Anchor has quickly become one of the most important bands in the hardcore scene of the last few years. Hailing from Sweden, these five guys have played shows all over the world. They are now working on a new album titled “Distance & Devotion”, to be out in 2014.

We’ve had a chat with our friend Mattias, drummer of Painted Wolves and guitarist in Anchor. We really want to know what’s going on with this new record… and we guess so do you!

1) Anchor is hitting the studio… and this is definitely not the first record of yours! What’s different this time?

Our state of mind more than anything. “Recovery” was written and recorded during a very short period of time. We loved it but decided early on to not rush anything this time. We started jamming one year ago and have been taking our time. It’s been a very comfortable process.

2) We’ve seen on your Facebook page that you guys have been using an acoustic guitar during this session. I am sure you want to save this for your fans… but a hint for the readers would be nice! What’s going on?

There’s nothing crazy going on. We all love the sound of acoustic guitar and thought we’d spice some songs up a bit.

3) Is there anything special to influence this new album’s music and lyrics?

Musically I feel like I’ve gone back to some of my roots. Back to the bands I grew up listening to, or the general vibe back then. But more than anything I’ve tried to improve as a song writer and not just pile riffs and parts ontop of eachother this time. Lyrically I can’t really say. I’ve written the lyrics for one song this time and it’s the same old pretty much. I write about parts of my life and experiences. Being a misfit, being a punk, feeling lost, finding home.


4) A step back: are you satisfied with what you reached with your previous album “Recovery”? Is there anything on that album that you don’t like anymore?

Very satisfied of course. Our music has taken us all around the planet. I’m a smalltown working class boy and I’ve seen places most kids from my block haven’t even heard of. All of that thanks to my involvement with punk. It blows my mind every day.

I’m very proud of all of our releases. But I constantly grow and evolve as a human being and therefor also as a musician. I need to keep moving and making progress to feel good about myself. There might be songs on our early records that I don’t feel anymore, but the reason for that is I’m growing. So it’s really not that much of a bad thing after all. If I was perfectly happy with everything I’ve done I probably wouldn’t keep writing music.

5) Anchor is a vegan straight edge band, but I would say that also a lot of people outside of the vegan straight edge community listen to your music and follows the band. How do you see this?

We have no target audience. We play to whoever listens. We write music to make ourselves happy and proud. If what we do makes sense to anyone at all out there that’s awesome, but more than anything that’s a bonus.

6) You guys are also involved in other bands and projects. Mattias also plays drums in Painted Wolves (which are proudly released by Epidemic Records!), but also The Way They Run (Claes’ side project) and Carl’s new band Iron. Is there any other project that we don’t know that you want to suggest to our readers?

We do what we can to stay busy yeah. Ulf and I are in NERVE and I’m also in CORRECTION and BLESSINGS.

Check out blessingsgbg.bandcamp.com, nervehghc.bandcamp.com and flophouserecordsandtapes.bandcamp.com/album/correction-demo.


7) We’ve read today that Carl, drummer for Anchor since 2010, is no longer in the band. Can we know the reasons? How this affects the recordings and the next months for Anchor?

Calle had a great time doing this but he came to a point where he just couldn’t keep it up. We love him, respect his decision and wish him all the best. It’s been beautiful! Him leaving the band did however not change anything for ANCHOR. We’re a band with a mission. We’re passionate about this and have tons of dreams we wanna realize. This record being one of them.

8) Last question: we want to know something exclusive about this new album, something that only people reading this interview will know, something that makes us feel special!

We have all worked hard and our producer Fred has done an amazing job. He’s one of the most amazing and dedicated individuals I’ve met. Can’t wait to let everyone hear this.

Contacts:

http://www.facebook.com/anchorofficial

http://www.xanchorx.bandcamp.com

Interview on IdioteQ.com about Epidemic Records, The Smashrooms, Gab De La Vega and more

[ENGLISH]

Hey friends! Let’s start this blog section of the website with something about ourselves! This great website named IdioteQ.com has just put my interview online!
It’s one of the longest inteview I’ve ever seen, but we get to talk about everything in it!
We talked about Epidemic Records (of course!), The Smashrooms new LP, Gab De La Vega acoustic punk solo project, politics, veganism, straight edge, punk rock, life… and more!

Here it is: http://www.idioteq.com/the-smashrooms-gab-de-la-vega-epidemic-records-interview/
Don’t miss it! And share it with your friends!
Thanks for your support!
Gab // Epidemic Records

[ITALIANO]

Hey amici! Iniziamo questa sezione blog del sito web con qualcosa su di noi! Questo bel sito chiamato IdioteQ.com ha appena pubblicato una mia intervista online! E’ una della più lunghe interviste che abbia mai visto, ma siamo riusciti a parlare di tutto!

Abbiamo parlato di Epidemic Records (ovviamente!), del nuovo LP The Smashrooms, del progetto acoustic punk solista Gab De La Vega, politica, veganismo, straight edge, punk rock, vita… e altro!

Eccola qui: http://www.idioteq.com/the-smashrooms-gab-de-la-vega-epidemic-records-interview/

Non perdetevela! E condividetela con i vostri amici!
Grazie per il vostro supporto!
Gab // Epidemic Records

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